Nel 1899 risultò vincitore del concorso indetto dal periodico La Tribune de St. Gervaise, nella cui giuria erano presenti Bordes, D’Indy, Guilmant, De La Tombelle. Compose opere, sinfonie, musica sacra e per pianoforte. Pubblicò diversi articoli riguardanti argomenti teorici e scientifico – musicali. La Serie in re minore compresa in questa antologia rivela una solida padronanza del contrappunto (vedi la fuga conclusiva) ed una spiccata vena melodica (recital e andante) che talvolta lascia trasparire il coinvolgimento che Foschini ebbe con il teatro.
Federico Caudana
Castiglione Torinese, 4 dicembre 1878
San Mauro Torinese, 29 luglio 1963
Dopo aver ricevuto i primi rudimenti musicali presso l’Oratorio Salesiano di Torino – Valdocco dal Maestro Giuseppe Dogliani, fu indirizzato da quest’ultimo al Conservatorio di Milano dove, nel 1907, si diplomò in organo. Nello stesso anno, a seguito della vincita del concorso indetto, ottenne il posto di primo organista e maestro di cappella nella Cattedrale di Cremona, incarico che lo accompagnò per tutta la vita. All’attività in Cattedrale affiancò quella didattica, come insegnante di canto corale e pianoforte nel Collegio Beata Vergine. Il nome di Caudana rimane indissolubilmente legato alla casa editrice Carrara che pubblicò moltissime sue composizioni tra le quali si evidenziano alcuni canti liturgici divenuti molto popolari come Lauda Sion, Puer Natus in Bethlehem, Iste Confessor.
Naturalmente oltre a messe, cantate, canti eucaristici, composizioni per banda, opere teatrali per la gioventù e componimenti di altro genere, si evidenziano svariati brani per organo tra i quali Mater amabilis, delicato acquerello che mette in luce l’aspetto intimistico dell’organo tramite l’uso di semplici melodie sostenute da un’armonizzazione raffinata e, nel contempo, di immediata fruibilità. Caudana fu un attivo sostenitore del Movimento Ceciliano che si proponeva la riforma della musica sacra purificandola dalle contaminazioni teatrali di cui soffrì in passato.
Il sincero candore espresso in questo brano ben rappresenta lo stato d’animo dei compositori dell’epoca scaturito grazie a questa importante riforma.
Roberto Rosso
Palazzolo Vercellese, 21 aprile 1881
Torino, 26 maggio 1969
Dopo aver studiato con il celebre R. Remondi si diplomò nel 1910 in organo e successivamente, nel 1912, in composizione.
La sua attività compositiva annovera Messe, cantate, liriche con accompagnamento d’organo, cori a voci sole e pezzi da concerto per organo.
Padre Roberto Rosso, oltre ad essere per molti anni organista del Santuario di Sant’Antonio da Padova, fu concertista attivo in Italia e all’estero. I brani per organo, che egli stesso era solito eseguire nei suoi numerosi concerti, rivelano un utilizzo spettacolare dello strumento tendente al virtuosismo, anche nell’uso del pedale dove non sono infrequenti lunghe cadenze ricche di sfolgoranti passaggi di bravura. La Toccata pastorale Ricordo di Lourdes OP. 37 N°2 è basata su un tema scarno eseguito con il registro oboe all’inizio del brano al quale si susseguono idee ritmiche che si alternano a momenti lirici, dando all’insieme la possibilità di comparire in svariati contesti per condurre al poderoso finale che vede il movimento del doppio pedale sostenere il tema espresso con ampi e sonori accordi.
Giuseppe Mosso
Santena, 29 giugno 1883
Torino, 6 maggio 1966
Compì gli studi presso il Liceo musicale di Torino diplomandosi in organo e magistero di canto corale (1909). Dopo la direzione delle cappelle musicali di Calvi e Teano, nel 1907 fu invitato a insegnare nella celebre abbazia di Monte Cassino e nell’annesso seminario Benedettino.
Al suo ritorno a Torino, all’incirca nel 1913, divenne organista della Basilica Metropolitana, direttore degli studi musicali dell’istituto per ciechi e svolse attività didattica presso la scuola diocesana e il Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri.
Autore di circa 300 composizioni fra cui mottetti, salmi, cantate con orchestra, Giuseppe Mosso morì all’organo della chiesa della Crocetta, ove era organista da 23 anni, mentre suonava ad un rito funebre.
L’intermezzo di Giuseppe Mosso incluso in questa antologia presenta un linguaggio piuttosto ardito ricco di soluzioni armoniche inattese e sorprendenti.
Pietro Baima
Torino, 26 gennaio 1872
Piobesi Torinese, 14 giugno 1958
Nacque a Torino nel 1872 e venne ordinato sacerdote ventidue anni più tardi. Prima di essere destinato alla pievania di Piobesi, ricoprì la carica di vice curato nelle parrocchie di Castagneto Po e di Favria. Il 20 dicembre 1903 fece il suo solenne ingresso nella chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine di Piobesi dove sarebbe rimasto sino alla morte il 14 giugno 1958. Esperto conoscitore e amante della musica sacra e profana, dedica molte delle sue energie ad incrementare il canto, le esecuzioni strumentali e l’animazione liturgica. Organista e Direttore dei cori, nel 1904 istituisce la Schola Cantorum maschile e, nel 1915 quella femminile alle quali impartisce lezioni di Teoria musicale e di Canto. Compositore, nel 1912 e nel 1941 pubblica in edizioni litografiche due testi di lodi e canti.
Ulisse Matthey
Torino, 17 aprile 1876
Loreto, 6 luglio 1947
Dopo gli studi a Milano e Torino divenne allievo, a Parigi, di Alexandre Guilmant. Questa esperienza contribuì in modo determinante nella formazione musicale di Matthey che, grazie al contatto con il grande maestro e con la vita musicale della capitale francese, ampliò di molto la propria visione dell’organo e del modo di suonarlo. Importante il suo contributo allo sviluppo dell’organaria italiana. Egli fu infatti spesso interpellato per la costruzione di nuovi strumenti e per il restauro di quelli antichi. La migliore testimonianza del progettista Matthey è proprio il grande organo Tamburini del conservatorio di Torino, strumento sul quale il Maestro eseguì molti concerti radiofonici trasmessi dall’EIAR.
Concertista d’organo di fama internazionale, Matthey fu inoltre il primo organista ad esibirsi, sotto la direzione del Maestro Arrigo Pedrollo, con l’orchestra sinfonica dell’EIAR (1932).
Molteplici le attestazioni di stima della sua capacità esecutiva, prima fra tutte quella di Marco Enrico Bossi che gli dedicò la sua fantasia sinfonica per organo e orchestra OP.47. La sua attività concertistica lo portò ad esibirsi, oltre che in Italia e in Europa, anche in America.
Matthey ebbe un importante rapporto con il Santuario di Loreto dove fu organista dal 1901 al 1923 e, dopo una pausa (1923- 1942) in cui tenne la docenza di organo al Liceo Musicale di Torino, dal 1942 fino alla morte, sopraggiunta nel 1947.
Il Preludio “In Memoriam” rivela la grande passione che Matthey ebbe per la musica corale. L’intreccio delle voci in un elegante contrappunto
contribuisce a creare delle sonorità eteree, impalpabili che conducono in una dimensione ultraterrena che sembra restare al di fuori di ciò che è quotidiano, scontato e prevedibile.
Pietro Alessandro Yon
Settimo Vittone, 8 agosto 1886 Huntington
New York, 22 novembre 1943
Fu allievo di celebri organisti della sua epoca (Burbatti, Fumagalli, Remondi); si diplomò in organo a Roma sotto la guida dell’organista di San Pietro Remigio Renzi, del quale fu anche assistente all’organo della celebre Basilica dal 1905 al 1907. L’intensa carriera concertistica lo portò ad esibirsi in Europa e in America. E fu proprio l’America ad essere determinante nella sua fortunata carriera.
Infatti si stabilì a New York dove, assieme al fratello Costantino, fondò una scuola di musica (tra i suoi allievi si annovera anche il celebre Cole Porter) e divenne organista e direttore del coro di voci bianche della chiesa di St. Francis Xavier. Dal 1919 al 1921 tornò in Italia e venne nominato secondo organista della Cappella Giulia. Dopo la nomina, nel 1921, ad organista onorario, preferì tornare in America acquisendo la cittadinanza statunitense nello stesso anno. Nel 1926, a coronamento della sua brillante carriera, venne nominato organista della cattedrale di St. Patrick’s in New York. Autore di numerose composizioni, oratori, messe, mottetti, ancora oggi negli Stati Uniti viene considerato tra i più importanti compositori “americani” di musica sacra. La sonata “Romantica” incisa in questo disco, di evidente destinazione concertistica, è un brano di ampio respiro articolato in tre tempi (Introduzione e allegro – Adagio – Finale). La grandiosità del brano, concepita per i mastodontici strumenti d’oltre oceano, ci guida attraverso le svariate possibilità timbriche dell’organo. La varietà nell’uso dei registri dell’organo richiesta dalla sonata di Yon ci dà modo di apprezzare le sfumature più delicate ed espressive, ben esemplificate nel tempo centrale della sonata, e le sonorità piene e possenti espresse nei virtuosismi presenti nel primo e nell’ultimo tempo.