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L’organo nel periodo risorgimentale

MASSIMO GABBA
Organo Fratelli Serassi  
Chivasso, Chiesa parrocchiale Madonna del Rosario

ELEORG005

L’evoluzione della musica ed in particolare quella organistica è da sempre legata a fattori socio-politici e socio-culturali e assume connotati ben specifici a seconda della zona geografica. Nella letteratura tastieristica dei Paesi di lingua tedesca persistono fino al primo cinquantennio del Novecento quelle forme musicali – Preludio,Toccata, Fuga, ecc. – che hanno visto la loro nascita nel Cinquecento e l’affermarsi nel Barocco senza mai risentire degli influssi del melodramma imperante nell’Europa meridionale.


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In Francia e soprattutto nell’Italia dei moti risorgimentali la musica organistica si affranca dagli affermati stilemi classici assurgendo a vero e proprio surrogato dell’Opera, grazie soprattutto alle innovazioni apportate in campo organario prima dai Fratelli Serassi di Bergamo e in seguito dai Fratelli Lingiardi di Pavia con l’Organo Orchestra dotato di somieri a pressione separata, sul genere di quelli utilizzati oltralpe da Cavaillé-Coll. Inoltre, l’organo ottocentesco italiano si arricchisce con accessori “imprestati” dall’orchestra di teatro che contribuiscono a rendere più realistico l’effetto teatrale: i più comuni sono i Campanelli, la Banda Turca o Albanese (Serassi), cui si aggiunge spesso il Triangolo, tipico degli strumenti della Famiglia Bruna. In questo modo, mentre all’estero resta ferma la distinzione tra i due stili sacro e profano, in Italia, devastata dalle lunghe lotte intestine che si esauriscono nell’Unità del 1861, le chiese diventano una sorta di “teatro dei poveri”: qui viene data l’opportunità ai meno abbienti di rivivere i fasti dei grandi teatri - primi fra tutti il Regio di Torino e la Scala di Milano - mediante l’ascolto di composizioni originali o di trascrizioni appositamente preparate dall’organista di chiesa, che in realtà non è altro che un pianista imprestato all’organo. Complice di questo lungo processo che vede la sua definitiva estinzione nella Riforma Ceciliana (1890 ca.) è la liturgia pre-conciliare ai cui i fedeli, partecipavano limitandosi alla recita del rosario e nell’ascolto dell’incessante sottofondo musicale. In questo contesto vedono la luce i numerosi “pezzi liturgici” da eseguire in alternatim con l’eventuale coro (Versetti per il Kyrie e/o Gloria) e come solista quali Sinfonie, Suonate per Offertorio, per l’Elevazione, per la Consumazione (sic.), Polke e Marce “per dopo la Messa”, tutti composti nel più schietto stile operistico, anche con frequenti richiami a stilemi bandistici. Pur trattandosi di musiche di facile e immediata fruibilità per qualsiasi utenza, esse richiedono però all’organista una spiccata fantasia insieme a un impegno tecnico non indifferente: infatti, accanto a veri e propri passi pianistici che all’occorrenza devono essere adattati alle caratteristiche foniche e meccaniche dei vari strumenti – non dimentichiamo che l’ampiezza e il numero dei manuali varia da strumento a strumento, così come la distribuzione dei registri e la disponibilità degli effetti orchestrali – si incontrano sezioni caratterizzate da grande cantabilità, vere e proprie arie d’opera le cui melodie sono affidate ai cosiddetti “registri di concerto”. Questo ha condotto verso una teatralizzazione sempre più esasperata dell’evento liturgico in cui la Messa risulta quasi essere un melodramma in miniatura in cui solisti e orchestra rivivono nel nostro organo “sinfonico”. Sebbene la maggioranza degli eventi musicali si svolgesse durante le celebrazioni, si hanno comunque notizie di eventi concertistici, anche di grande rilevanza come le grandi inaugurazioni di nuovi strumenti, che vedevano i più rinomati organisti-compositori come protagonisti assoluti dell’arte interpretativa e improvvisativa. Ecco dunque l’alternarsi alla consolle di “mostri sacri” come Padre Davide da Bergamo (al secolo Felice Moretti) o il piemontese Felice Frasi che sono considerati, assieme a trattatisti come Giuseppe Arrigo e Gian Piero Calvi, i capostipiti della prima vera scuola organistica italiana dell’Ottocento. Centro delle maggiori attività e produzioni musicali del tempo sono le due attuali regioni di Piemonte e Lombardia, luoghi che hanno consacrato la famiglia Serassi quale maggior esponente dell’arte organaria risorgimentale e questo è il motivo della scelta di uno strumento serassiano con un repertorio di autori coevi che hanno operato e vissuto nelle due regioni sopraccitate. Proprio in funzione del contesto in cui è nata l’idea di realizzare questo CD e dell’ubicazione del pregevole organo Serassi, la maggioranza degli autori rappresentati – tranne Oldrini, Corsi e Padre Davide – appartiene all’area torinese: il risultato è un “revival” di un concerto-tipo ottocentesco con un mèlange di composizioni sacre e profane in un avvicendarsi atto a valorizzare in pieno la tavolozza sonora del piccolo ma versatile strumento che si è fortunatamente conservato intatto fino ai giorni nostri.




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