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Sulle_Rive_Del_Novecento

Sulle Rive del Novecento
 
Viaggio su di un fiume immaginario nella musica organistica del tempo

WALTER GATTI
Organo Carlo Vegezzi Bossi
Chivasso, Chiesa di S. Giuseppe Lavoratore

ELEORG014

 Pensare al periodo che segna la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo come ad un fiume con le relative sponde rivolte al passato e al futuro e che questo fiume in movimento attraversi città anche lontane, accomunandole, mi ha affascinato fin dal primo momento in cui mi è stato chiesto di riflettere su di un programma che potesse illustrare lo strumento della Chiesa di San Giuseppe Lavoratore a Chivasso.  Lo strumento - di piccole dimensioni e di ridotte possibilità timbriche, pensato per un esclusivo uso liturgico - fu costruito da Carlo Vegezzi Bossi nel 1894 ed è stato restaurato dal torinese Marco Renolfi;

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originariamente costruito dal celebre organaro torinese per l’Istituto delle Suore del Sacro Cuore, viene dismesso per la vendita dell’edificio ed è stato salvato dall’abbandono, in testimonianza del passato, dal parroco Don Antonio Pacetta. La scelta delle musiche su di uno strumento che pone tutta una serie di problematiche di non facile soluzione mi ha stimolato alla ricerca e alla documentazione di un repertorio minore, legato all’uso ambivalente per l’organo o l’armonio. Questo repertorio rimanda a sua volta alle raccolte di musiche ad uso liturgico, frequentissime nel novecento, contenenti brani di autori discosti dalle grandi scene internazionali del concertismo e prevalentemente legati al loro ruolo, allora molto vitale, di musicisti di chiesa. Laddove s’incontra il grande nome ne prevale l’aspetto intimo, legato al servizio liturgico, come nel caso di Charles Tournemire, o la sua competenza di revisore e di rielaboratore come per Siegfried Karg-Elert, al quale si devono, in questo programma, la revisione della Toccata di Lemare ed un’ampia e libera reintepretazione dei temi della nona sinfonia di Charles Marie Widor per i tipi dell’editore Schott.  Per chiarire ulteriormente la scelta vale la pena ricordare che il nostro fiume metaforico si muove in un contesto che storicamente coincide con la piena realizzazione della cosiddetta “Riforma Ceciliana”. Questo movimento fu portato avanti da un’elite di intellettuali e di artisti che lamentavano nell’organo italiano dell’800 la mancanza di mezzi tecnici per potere eseguire il repertorio tardo romantico d’oltralpe insieme alla scoperta del  repertorio bachiano fino ad allora assolutamente sconosciuto; inutile dire che queste persone avevano potuto indagare personalmente quanto di meglio esisteva nella produzione organaria francese e tedesca. Gli ammanchi che la riforma rimproverava all’organo italiano erano la seconda tastiera, una pedaliera estesa e la presenza di timbri più pastosi e meno sgargianti, per dirla con loro, pittoreschi. Il tentativo, in verità spesso goffo, di spingere nella direzione di una riforma“tout court”, fece sì che anche piccoli strumenti scimmiottassero i grandi organi sinfonici europei. Le trasmissioni pneumatica ed elettrica, in grado di eliminare ogni sforzo sotto le dita dell’organista, furono salutate con grande enfasi come segno di progresso. Questa euforia presenterà il conto, pochi anni dopo, nel rapido degrado delle stesse trasmissioni. Per finire, il repertorio precedente, di matrice operistica,venne giustiziato con la distruzione e l’oblio, rivendicando in suo luogo la polifonia palestriniana ed il canto gregoriano come modelli sui quali informare le composizioni. Ma torniamo al nostro fiume che ruota idealmente proprio a Chivasso, città presso la quale scorre il Po. Apre il programma la rutilante Toccata in re minore op.98 dell’inglese Edwin Henry Lemare (Isola di Wight 9 settembre 1866 – Hollywood 24 settembre 1934), che visse la sua fama di organista, didatta e compositore tra la patria e l’America, paese nel quale fu uno dei più retribuiti artisti del suo tempo. La versione predente sul cd, come ricordato, fa parte di una serie di revisioni operate da Siegfried Karg-Elert, di cui parleremo in seguito, per l’editore tedesco Schott. Lorenzo Perosi (Tortona, 21 dicembre 1872 – Roma, 12 dicembre 1956) è il primo piemontese in programma. Il preludio in fa maggiore - quasi coevo dello strumento sul quale viene eseguito poiché datato 4 marzo 1890 - è un’opera giovanile, tra le poche promettenti composizioni scritte per organo solo; fu pubblicata dalla rivista “Musica Sacra” del tempo ed edita da Carrara a cura di G.Bellucci. In questo periodo storico non è infrequente, accanto ai brani per uso liturgico, prevalentemente su temi gregoriani, trovarne altri caratteristici ed evocativi, con titoli come: Elegia , Berceuse, Melodia, Improvviso..come l’Arabesque di Louis Vierne (Poitiers, 8 ottobre 1870 – Parigi, 2 giugno 1937), celebre organista della Cattedrale di Notre-Dame a Parigi. La composizione è una delle più efficaci presenti nei due volumi che vanno sotto il titolo di “Pièces en style libre” op. 31. Il brano si presenta, come tutti gli altri presenti nella raccolta, nella duplice versione per armonio d’arte o per organo. Pietro Alessandro Yon (1886 Settimo Vittone (TO) - 1943  Huntington, New York), dal suo paese natale, tra il Piemonte e la Valle d’Aosta, spiccò il volo come concertista conoscendo il successo in America. Là fissò la sua residenza e la sua attività di docente e organista presso le chiese di St.Francis Xaver e St.Patrick a New York. Il brano Humoresque: L’organo primitivo fa parte di una collana di 12 divertimenti. È una semplice e piacevole toccata che viene qui realizzata con il Flauto da 4’ piedi del grand’organo suonato all’ottava inferiore. Eduardo Torres (Albaida 1872 – Siviglia 1934) fu maestro di cappella nella Cattedrale della capitale dell’Andalusia, la più grande della Spagna e tra le maggiori al mondo. Il Graduale è tratto da una serie di sei composizioni di matrice impressionista, traenti spunto da canti devozionali andalusi, intonati durante le processioni penitenziali della Settimana Santa. Continuando il viaggio in questo immaginario fiume non poteva mancare, anche se in modo parziale e selettivo, una sosta nell’est europeo, scegliendo Praga come sua capitale ideale, anche per le sue notevoli somiglianze topografiche con Torino per la presenza di una magnifica collina sulla destra orografica della Moldava. La celeberrima scuola d’organo praghese ha in Josef Klicka (15 dicembre 1855 – 28 marzo 1937, a Klatovy) uno dei suoi massimi rappresentanti. Fu un apprezzato virtuoso d’organo e la sua opera riflette i principi ispiratori comuni a Smetana e a Dvorák, allievo egli stesso della già citata scuola. La Legenda in re maggiore op. 49 ne è un esempio emblematico. Nuove sonorità organistiche influenzate dalle ricerche debussyane e dall’eleganza di Fauré sono presenti nelle Variae Preces op.40 del 1902, lavoro giovanile di Charles Tournemire (Bordeaux, 22 gennaio 1870 – Arcachon, 4 novembre 1939), allievo di Franck e Widor. Già da queste prime composizioni egli si segnalò per l’originalità e la libertà formale ed espressiva, conquistata attraverso i suoi studi di improvvisazione con Cèsar Franck e la conoscenza delle opere di Frescobaldi e Buxtehude mediante l’insegnamento di Charles Marie Widor. Tournemire va famoso per la sua frase estrema: “Chi non scrive musica liturgica scrive musica inutile”. A completo servizio della liturgia ritroviamo l’opera del chierese Michele Mondo (1883-1965) che fu rinomato organista e fondatore, verso la fine della sua intensa vita artistica , del coro del Duomo. Una frequentazione amichevole e la stima nei confronti di Clemente Picco, per lunghi anni titolare dell’organo della Cattedrale di Pinerolo, è alla base della genesi del Piccolo Scherzo op. 209 a lui dedicato. Siegfrid Karg-Elert (Oberndorf, 21 novembre 1877 – Lipsia, 9 aprile 1933) - presente a più titoli nel cd - studiò a Lipsia, all’ombra della chiesa di San Tommaso nella quale operò Johann Sebastian Bach. Ispirato dall’opera del contemporaneo Max Reger, del quale fu successore come professore di composizione presso il conservatorio della città sàssone, viene altresì influenzato dagli ideali barocchi ed impressionisti che fuse in un linguaggio molto personale. Iniziò il suo percorso verso l’organo attraverso lo studio dell’armonio, in particolare del Kunstharmonium o armonio d’arte dalle molteplici possibilità espressive; per questo strumento, oltre a scrivere numerose composizioni originali, curò anche diverse trascrizioni come il Pièce symphonique  su temi del finale della nona sinfonia di Charles Marie Widor, a sua volta ispirata dall’inno di Natale Puer Natus est. Se ne tenta una possibile lettura all’organo. Per concludere questo viaggio sul fiume novecento mi lascio tentare da un’ultima metafora concettuale: poiché si è usi in questi tempi citare il turismo intelligente e ricercare le cose “del posto” da gustare “sul posto”, mi è parso sensato proporre agli ascoltatori  un prodotto a chilometri zero e basso impatto ambientale quale la Passacaglia “Camminando s’apre cammino” di Don Antonio Pacetta (1954), compositore noto per i suoi interessanti lavori legati ad un’intensa visione spirituale attraverso la musica. Il brano è espressamente  pensato per questo strumento da egli stesso  salvato, complice di tutte le riflessioni musicali che ho posto alla vostra attenzione sperando di averne catturato e comunicato l’essenza.

Walter Gatti

 

Note tecniche all’esecuzione
Molte scelte di fraseggio sono state fortemente condizionate dall’instabilità della trasmissione pneumatica. L’accoppiamento tra tastiere e pedali ha dato luogo ad alcune problematiche riccorrenti in maniera casuale. In alcuni casi è evidente l’impossibilità di ribattere le note, o di legarle per evitare che il rilascio molto lento o l’attacco impreciso condizionassero la chiarezza della condotta delle parti.


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