Prezzo: €14,50

+ spedizione

Cinquecentina_d_Organo

Cinquecentina d’Organo

LUCA GUGLIELMI
Organo Cesare Catarinozzi
Novalesa, Chiesa abbaziale dei Santi Pietro e Andrea

ELEORG012

Il primo Cinquecento è uno dei momenti più felici, nell’ambito della storia della cultura europea. L’Italia è al massimo delle sue capacità creative e artistiche con una sorprendente compresenza e concentrazione di geni assoluti come Pico della Mirandola, Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello. Le nobili committenze, sempre in concorrenza tra loro per l’esaltazione e il mantenimento del loro potere attraverso il fasto e la ricchezza, danno grandi possibilità e ampio margine di manovra all’artista creativo.


Leggi tutto: Cinquecentina d'Organo

Anche le altre grandi egemonie culturali d’Europa, ciascuna diversamente ispirata dalla sottile colorazione e atmosfera del proprio “spirito di popolo”, conoscono in questo periodo un momento importantissimo per creatività e rinnovamento. È grazie a periodi come questo che, come diceva l’imperatore Adriano per bocca di Marguerite Yourcenar, si costruiscono “granai” di bellezza e saggezza in previsione di future carestie morali e spirituali.

Dal punto di vista musicale, la musica strumentale per organo è anch’essa in un momento di grande fermento, densa d’innovazioni e impulsi che verranno sviluppati per molti decenni ancora. Il canto gregoriano è ancora il punto di riferimento per trarre materiale “tematico” come base per la composizione. Tuttavia s’inseriscono in questo processo ormai consolidato nuove tendenze, quali l’intavolatura per tastiera e l’elaborazione di composizioni vocali sacre e profane, come anche la libera invenzione, quest’ultima ancora “in nuce” e destinata a svilupparsi fino a divenire in futuro l’atteggiamento favorito nella composizione.

Il programma di questo CD è stato concepito per presentare e confrontare tutte queste tendenze e atteggiamenti diversi, complice un magnifico strumento: l’organo costruito dal celebre organaro ciociaro Cesare Catarinozzi (1660-1743), probabilmente verso il 1695, per la Chiesa dell’Abbazia di Santa Scolastica a Subiaco e ora situato presso la Chiesa dell’Abbazia di Novalesa presso Susa (Torino), restaurato nel 2006 dall’organaro lucchese Glauco Ghilardi.

Un Prelude sur chacun ton del francese Pierre Attaignant, anche incisore della raccolta da cui è tratto, apre la nostra antologia; lo stile è quello delle occasioni solenni, la tecnica compositiva è libera e completamente desunta dall’improvvisazione tastieristica. Seguono tre composizioni di Girolamo Cavazzoni, una Canzona sul celebre tema popolare francese “Il est bel et bon” e due inni liturgici contrastanti per carattere: “Ave Maris Stella” e “Christe redemptor omnium”. Due composizioni di Heinrich Isaac e del celebre organista cieco Paul Hofhaimer (immortalato nella serie di xilografie di Hans Burgmayr dedicate ai Trionfi dell’Imperatore Massimiliano) ci trasportano nel severo mondo d’Oltralpe: il Ricercare, di libera composizione contrappuntistica a quattro voci e un “Recordare” in due parti su tema gregoriano, realizzato a tre voci. Il “Plus ne regres” di Marco Antonio Cavazzoni, padre di Girolamo, è ancora un’intavolatura di una chanson vocale, testimonianza dell’influenza e degli scambi fra paesi confinanti. Il Ricercare di Giulio Segni è invece un interessante tentativo in cui la scrittura accordale si confronta con la fluida orizzontalità della polifonia strumentale. Come Pierre Attaignant, anche Andrea Antico, è incisore della raccolta da cui sono tratte le frottole dei veneti Bartolomeo Trombonicino e Marchetto Cara, fra gli altri, intavolate per sonar organi; “Virgine bella che di sol vestita”, su testo del Petrarca, è un capolavoro di grazia e spiritualità, nonostante la destinazione profana della raccolta, quasi un residuo di “Amor cortese” trasportato in pieno Umanesimo. La grande circolazione della musica vocale italiana, come per le chansons francesi, si evince dalla presenza del madrigale “O passi sparsi” di Sebastiano Festa nell’Intavolatura di Lublino, in Polonia. Pur essendo un semplice brano strofico, erede dell’antico madrigale e progenitore della più barocca canzonetta vocale, il brano intavolato da Jan z Lublina (Giovanni di Lublino, appunto) evoca la dolce malinconia della poesia contemporanea su tema amoroso.

Un grande salto geografico e temporale ci porta nell’Inghilterra dei Tudor, dove possiamo ascoltare due composizioni, inni su canto fermo gregoriano, di grande fascino e notevole interesse tecnico: “Veni redemptor” di John Redford, in cui la melodia liturgica è contrappuntata con due altre voci che ne riprendono e imitano i frammenti principali e “Ex more docti mistico” a quattro voci di Thomas Tallis, dove abbiamo un magnifico esempio di assoluta orizzontalità del trattamento polifonico e un ottimo saggio del gusto inglese per un’estrema “musica ficta” in cui spesso si presentano contemporaneamente una nota e la sua stessa alterazione cromatica (ad esempio do e do diesis; punto intenso contra remisso lo definirà un secolo più tardi Francisco Correa de Arauxo).

Ritorniamo in Italia con una piccola opera omnia del maestro di Giulio Segni: i quattro Ricercari del modenese Jacopo Fogliano. Pur non essendo particolarmente idiomatici e presentando quindi notevoli affinità con la scrittura vocale, questi brani hanno una notevole forza d’impatto retorico-musicale: le brevi formule che vengono iterate durante lo svolgersi di questi Ricercari sono poste l’una accanto all’altra con un sapiente disegno costruttivo e una logica veduta d’insieme. Ritroveremo quest’arte della composizione libera solo molto più in là nel tempo, nel cosiddetto stylus phantasticus dei prebachiani.

I successivi brani in programma illustrano con efficacia l’anima multiforme della Spagna durante il Cinquecento. Le “Diferencias” (Variazioni) sopra il Canto llano del Caballero di Antonio de Cabezon sono uno dei primi esempi organicamente strutturati di tema con variazioni, la cui influenza si farà sentire più tardi nelle Fiandre di Sweelinck e successivamente attraverso i suoi allievi tedeschi come Scheidemann, Tunder e molti altri. Per ciascuna delle variazioni il tema viene presentato in una voce diversa, contrappuntato in maniera sempre nuova. Il “Tiento de quarto tono” di Luis Venegas de Henestrosa è in realtà l’intavolatura di un Ricercare di Giulio Segni, autore che abbiamo già incontrato sopra. Tuttavia l’intervento dello spagnolo non si è limitato a una mera trascrizione ma nel suo intervento vi sono vistosi tagli e a volte una sapiente riorganizzazione del materiale musicale. Conclude il gruppo spagnolo un brano di sapore decisamente più antico, una Danza Alta di Francisco de La Torre. Composta sul famoso basso de “La Spagna”, è un brano a tre voci in cui la parte principale, con un carattere spiccatamente solistico che evoca la sonora Alta Cappella dell’epoca, con le sue bombarde e tromboni, si muove agilmente sopra il basso contrappuntato nota contro nota da un’altra voce.

Ci avviamo alla conclusione del nostro cd con due composizioni che, come il dio Giano, guardano contemporaneamente verso il passato e il futuro: un Ricercare sopra Da pacem Domine di Girolamo Parabosco, allievo del padre Vincenzo e del maestro di cappella di San Marco a Venezia Adrian Willaert, tratto dalla raccolta “Musica Nova” e il madrigale Anchor che co‘l partire di Cipriano De Rore, intavolato da Andrea Gabrieli. La composizione di Parabosco, artista dalla vita avventurosa e dissoluta, probabilmente ritratto da Tiziano nel suo dipinto “Venere, Amore e l’organista”, è un lavoro basato sull’antifona gregoriana di invocazione alla pace. Pur mantenendo la scrittura nell’ambito e nei limiti del contrappunto dell’epoca, tuttavia la tecnica compositiva di annunciare nelle voci i frammenti iniziali di ciascuna sezione del cantus firmus affidato al tenore, preannuncia la scrittura del preludio-corale che tanta fortuna avrà in ambito luterano. Con il brano di Andrea Gabrieli, semplice e “devota” intavolatura di uno dei più bei madrigali di tutti i tempi, il nostro viaggio nel Cinquecento organistico in Europa volge al termine. Abbiamo potuto così ammirare una pluralità d’espressione, una ricchezza d’invenzione attraverso l’influenza reciproca di paesi e culture che non avrà più eguali in tutta la storia della musica.




Chiedi un'informazione riguardo questo prodotto