Non a caso nella parrocchiale dedicata a San Luigi Re di Francia, costruita nel XVIII secolo su ordine di Luigi XIV, il “Re Sole”, si conserva un pregevole organo dei fratelli Collino, organari pinerolesi, fortemente influenzati dallo stile fastoso prettamente francese. In questo contesto nasce l’idea di abbinare al suono dell’organo quello della musetta, del galoubet e fifre, con l’accompagnamento ritmico del tambourin, in un excursus di composizioni antiche e recenti, sacre e profane, a carattere natalizio, tratte da musicisti che hanno operato nel corso dei secoli nell’area occitana.
La musica occitana ha origini antichissime che risalgono alla fase di sviluppo della lirica trobadorica, a carattere monodico ma che subisce nel corso del tempo influenze assai varie, da quella del canto gregoriano, del canto polifonico sino a quelle della musica araba. Di questo enorme repertorio è rimasto ben poco anche per il fatto che la pratica di trasmettere oralmente era assai diffusa così come quella improvvisativa; tuttavia, si sono conservati in gran numero i Nouvé, canti sacri dedicati al natale, di derivazione profana, sui quali moltissimi musicisti di area occitana hanno composto splendide variazioni.
Gli strumenti più utilizzati erano la viola, la ghironda, il galoubet di area provenzale con l’ accompagnamento ritmico al tambourin, il fifre, strumento tipico dell’area nizzarda e non solo, la musetta, una sorta di cornamusa a soffietto dal suono dolce con i caratteristici bordoni. Nel periodo barocco, sotto i regni di Luigi XIV e Luigi XV, attraverso una serie di evoluzioni tecniche dello strumento, la musetta ottiene forti apprezzamenti da parte dell’aristocrazia francese al punto che Charles E. Borion, autore di un trattato sulla musetta, la colloca “ par-dessus tous les autres instruments de la musique”. Se ne costruirono magnifici esemplari per finezza di fattura e sontuosità di decorazioni, con canne in avorio e otri ricoperti di broccato e ricami. Molti compositori francesi come Aubert, Baton, i fratelli Chédeville, Anet ed altri ancora compongono numerose sonate per questo strumento sia in versione solistica, sia in duo, trio ed anche con il basso continuo. La grande fioritura della musetta “colta” che percorre tutto il XVII secolo andò piano piano scemando dopo la seconda metà del XVIII secolo al punto che intorno al 1780 risulta pressoché estinta. E’ grazie all’interessamento di Jean-Christophe Maillard, considerato il pionere della riscoperta della musetta barocca che oggi questo strumento ha ritrovato la sua splendida sonorità e l’importanza che ricopriva nel pieno barocco francese.
Fenestrelle, in una mezzanotte di Natale, il concerto delle campane della chiesa suona a festa per invitare gli abitanti ad accogliere la nascita di Gesù. La lieta novella annunciata dalle campane lascia il posto ad una pastorale dell’astigiano Giovanni Cagliero (1838 – 1926), tratta dalle 9 Pastorali per la Novena e festa del santo Natale, composte intorno al 1863; in questa sede la pastorale prima è stata opportunamente adattata al dialogo tra i registri ad ancia dell’organo e la musetta. La farandoula è la danza provenzale per eccellenza. Dal Nizzardo fin oltre Marsiglia veniva ballata in ogni occasione di festa; di origine molto antica, è forse una delle forme più arcaiche di tutta l’area occitana. La farandouleta qui proposta nella versione dell’organista Guy Morançon, opportunamente adattata al galoubet, tambourin, musetta ed organo, offre un piacevole susseguirsi di alcuni tra i più celebri Nouvé, antiche melodie natalizie del sud della Francia.
I Noëls per organo appartengono ad una tradizione popolare, la cui origine è fondata su poemi molto antichi che narrano la nascita di Gesù Cristo e cantati durante il periodo natalizio. Come scrive Jean-Jacques Rousseau “ les airs de noëls doivent avoir un caractère champêtre et pastorales convenable à la simplicité des paroles, et à celle des bergers qu’on suppose les avoir chantés en allant rendre hommage à l’Enfant Jésus dans la Crèche “. la maggior parte degli organisti francesi del settecento ne presero spunto per comporre delle variazioni volte a metter in mostra l’inventiva dell’improvvisazione, il virtuosismo e la colorata paletta sonora degli organi. Il Noël “ Votre bonté grand Dieu” di Jean Jacques Beauvarlet Charpentier (1734 – 1794) ne è un classico esempio di questa consumata arte della variazione su tema popolare natalizio.
Fortemente presente sin dall’epoca medioevale, la pratica del “flauto ad una mano e tamburo” poco a poco diventa meno diffusa nel corso del Rinascimento, tranne in alcune regioni della Provenza dove continua a coesistere con altre pratiche strumentali. Il flauto medioevale ha subito nel corso del tempo notevoli trasformazioni per assumere l’aspetto che oggi lo contraddistingue dagli altri flauti: il corpo dello strumento è diventato molto corto per emettere suoni acuti mentre il tamburo ha assunto delle forme sempre più grandi ed allungate. In Provenza sappiamo che lo strumento assume la forma e le dimensioni che conosciamo a partire dal XVIII secolo; infatti a questo periodo risalgono le prime composizioni scritte specificatamente per il galoubet – tambourin. Curiosamente i più antichi spartiti conosciuti per questo strumento sono di area parigina: la “ Suite Nouvelle pour deux flutets” di Marchand, “tambourinaire” (così si chiamano i suonatori di galoubet e tambourin) all’Académie Royale de Musique è stata pubblicata a Parigi nel 1735 e consiste di alcuni brevi “duo” scritti per “ flutets en dièses”. Così, in pieno settecento i tambourinaires si esibiscono a Parigi, in duo ma anche nei teatri con l’orchestra. Il regno di Luigi XV che vede la nascita di un interesse musicale verso la moda arcadica e campestre, infonde un nuovo impulso a questo particolare strumento: a corte, come nei saloni dei conti di provincia, si fa a gara per aggiudicarsi musicisti che sappiano comporre e suonare musica colta per strumenti “rustici”. Galoubet – tambourin, viella, musetta e flauti diritti vengono largamente utilizzati a Parigi da esperti musicisti e compositori di rilievo, influenzando notevolmente lo stile e la pratica provenzale. Verso la fine del XVIII secolo è la Provenza che raccoglie la maggior parte di tambourinaires: a Marsiglia, una raccolta di oltre 300 composizioni di Jean-Raymond Cavailler, datata 1771, testimonia la ricchezza e l’evoluzione tecnica di questo insolito repertorio musicale. Anche la famiglia degli “Arnaud, père et fils” è all’origine di una ricca collezione di brani tra cui molti minuetti di forma colta; si narra che ebbero l’onore di dirigere i 36 tambourinaires che accolsero in musica la venuta in Provenza del fratello del Re, nel 1777. Della famiglia degli Arnaud, musicisti provenienti dall’area marsigliese, sappiamo solo che Pascal Arnaud (fine XVIII secolo – 1795) ed il figlio François (inizio XIX sec.) erano apprezzati “ tambourinaires”; al fine di rendere omaggio a questi musicisti pressoché sconosciuti lo scrivente ha scelto alcune composizioni tipiche della tradizione provenzale, realizzando l’accompagnamento all’organo.
La Suite per organo di Louis Archimbaud (1705 – 1789), organista e compositore meglio conosciuto come canonico onorario ed organista della Cattedrale Saint-Siffrein di Carpentras nel 1727, è tratta dalla raccolta di manoscritti del fondo musicale della “ Bibliothèque Inguembertine” di Carpentras. Tale raccolta è costituita da ben sette fascicoli contenenti preludi, offertori, elevazioni e composizioni diverse per un totale di circa 400 brani chiaramente destinati alla liturgia e organizzati per modi, che testimoniano la pratica musicale e la maniera di accompagnare in musica le celebrazioni liturgiche del XVIII secolo nel Contado Venassino.
La raccolta “ Noels pour les musettes et vielles, Premiere Suitte en trio que lon peu jouer en duo”, di incerta attribuzione a Esprit Philippe Chedeville (1696 – 1762) ci mostra una pratica assai diffusa al tempo consistente nel comporre e abbinare alla musetta altri strumenti come la viella, flauti, violini con il fondamento per il basso continuo e ci rivela ancora una volta l’importanza assunta da questo particolare strumento nel XVIII secolo. In questa sede sono stati scelti alcuni dei Noels più celebri e belli della raccolta adattandoli ad un organico insolito che affida la realizzazione del basso continuo all’organo, e il dialogo tra musetta, galoubet o fifre, a seconda dei casi.
La Sonata n. 3 op. II per musetta e basso continuo di Charles Buterne (1700 – dopo il 1752) è tratta dalla raccolta “ Six Sonates pour la vielle, musette, violon, flutes, hautbois et pardessus de violles; quatre avec la basse continue et deux en duo “ e pubblicata a Parigi come opera seconda. Di Charles Buterne sappiamo che apparteneva ad una famiglia di musicisti originari di Toulouse, il cui padre Jean-Batiste era organista titolare a St. Etienne du Mont a Parigi e successivamente in altre prestigiose chiese parigine. In questa sonata la musetta è trattata come vero e proprio strumento solista con basso continuo, al pari di altri strumenti nobili quali il violino, l’oboe, il flauto traverso.
In Provenza un’altra grande festa della tradizione natalizia è quella legata all’Epifania, ed in particolare all’arrivo dei re magi per rendere visita alla nascita di Gesù Cristo. Questa tradizione è fortemente sentita ad Aix-en-Provence dove è consuetudine solennizzare l’evento in maniera eloquente. Etienne-Paul Charbonnier (1793 – 1872), canonico, organista e maestro di cappella della Cattedrale di Aix-en-Provence ha raccolto e trascritto per organo 75 Noëls di Saboly, oltre alla celebre “ Marche des Rois Mages “ e alcune aubades composte espressamente per galoubet – tambourin ed organo. In questa sede abbiamo voluto ricreare la cerimonia musicale che si svolge ad Aix tradizionalmente ogni anno alla festività dell’Epifania. La venuta dei re magi è una festa religiosa che debutta con una sfilata nelle vie cittadine di Aix di personaggi vestiti con abiti tradizionali provenzali. Tambourinaires, pastori, e altri personaggi che rappresentano i mestieri della vita quotidiana sfilano in corteo fino alla Cattedrale di San Saverio, dove ha inizio la celebre marcia dei re magi. Pare che l’autore del testo della marcia sia un certo Joseph Domergue, decano d’Aramon dal 1691 al 1728, morto ad Avignone nel 1729. Pubblicata per la prima volta nel 1763 in una raccolta di Noëls provenzali di Saboly, sembra che la musica sia attribuita a Lully. All’ingresso della folla nella Cattedrale ormai gremita di fedeli, l’organo, accompagnato da un cospicuo numero di tambourinaires esegue la celebre aria della marcia dei re magi passando dal pianissimo al fortissimo proprio per imitare l’effetto della processione che lentamente si avvicina alla chiesa. A questo punto, sull’altare maestro viene accesa una grande stella, a voler rappresentare l’arrivo dei re magi alla capanna di Betlemme, guidati dalla luce della cometa. E’ il momento propizio in cui l’organista esegue la “ divine aubade” su un’aria gioiosa dove i registri dolci dell’organo si mescolano con il suono brillante e spiccato del galoubet, naturalmente con l’accompagnamento del tambourin. Un coro di voci maschili intona di seguito il “ Christus natus est” ; in questo caso abbiamo eseguito la versione di Charbonnier per coro a tre voci, opportunamente adattata all’organo e al galoubet. Una seconda aubade (aubade royale) segue al canto del Christus natus est e infine il corteo dei re magi riprende la strada del ritorno al suono possente della Marcia che in un lungo decrescendo descrive simbolicamente l’allontanarsi del corteo.
Per concludere il nostro viaggio musicale nei paesi occitani, non poteva mancare un omaggio alla tradizione natalizia occitana delle valli piemontesi. L’organista Walter Gatti (1962) ha voluto elaborare ed adattare alcuni temi popolari occitani per musetta, galoubet – tambourin e organo. La Suite occitana debutta con un salterello sul tema “ la Chanson des vaudois”, la cui melodia è stata composta da G. Tourn, (Valle Pellice) dal carattere brillante e festoso affidato al suono del galoubet con accompagnamento ritmico dell’organo, molto piacevole all’ascolto per le raffinate armonie impiegate. Il corale sul tema “ Rossignolin du bois” (melodia di Silvye Beux, Val Chisone) è una dolce composizione dove, dopo aver fatto sentire il tema al galoubet solo, viene ripresa in forma di canone e dialogo tra musetta e galoubet su un tessuto armonico all’organo che si dipana dolcemente. Chiude il CD “Se chanto”, inno tradizionale dell’Occitania, in questa occasione arrangiato da W. Gatti nella forma di pastorale. Attribuito dalla tradizione a Gaston Phoebus, conte di Foix e visconte del Bearn, è considerata dagli storici e dai critici musicali una canzone d’amore. Molto diffusa in Linguadoca fu tramandata in terre lontane dai marinai tolosani ed ogni paese e regione d’Occitania la fece propria apportando al testo delle varianti a seconda del caso. Già cantata da molto tempo nelle valli valdesi, si è infine diffusa in tutte le valli occitane del territorio italiano diventando un vero e proprio simbolo di un popolo che vuole ritrovare le proprie radici.
Silvano Rodi
Fonti e bibliografia:
•Dictionnaire de la musique pour galoubet-tambourin et autres flûtes de tambourin, éd. 2005, doc. non édité de J-B Giai
•Extrait de «Miettes de l’histoire de Provence» de Stéphen d’Arve, 1902. Documentation Philippe Ritter - Edition NEMAUSENSIS.COM - Décembre 2007
•Aix-en-Provence, Bibliothèque municipale Méjanes. Catalogue du fonds musical de l’ancienne Maîtrise Saint-Sauveur. Première partie: les manuscrits, Irma BOGHOSSIAN (éd.), Aix-en-Provence, ARCAM/Édisud, 1991, 167 p.
•Catalogue des fonds musicaux anciens conservés en Languedoc-Roussillon, t. 2, Marie CAËR, Pauline BIOULES, Laurent PIE (éd.), Montpellier, ARAM LR, 1999, 173 p.
•Fonds musicaux anciens conservés en Midi-Pyrénées – Toulouse, Jean-Christophe MAILLARD et al. (éd.), Toulouse, Éditions Addocc Midi-Pyrénées, 2000, 2 t., 245 p. + 231 p.
•Catalogue des fonds musicaux conservés en Région Rhône-Alpes : les manuscrits (1600-1870), t.1, Jérôme Dorival et al. (éd.), Lyon, ARDIM/Mémoire active, 1998, 302p.
•Avignon. Bibliothèque municipale Livrée Ceccano. Fonds musicaux anciens. Deuxième partie : les livrets, Marie-Paule PIROUD, Sylvie PUJOL (éd.), Aix-en-Provence, ARCAM, 1996, 160 p.
Ringraziamenti:
Don Darius Kaczor, parroco di Fenestrelle;
Roberto Curletto, per l’assistenza e accordatura dell’organo;
Eric Dalest;
Michelle Bernard;
Marie-Noëlle Turcat per la traduzione in francese;
Marie-Hélène Geispieler;
Remi Venture;
André Gabriel
Edgardo Pocorobba, per averci offerto l’opportunità di realizzare questo progetto;
Comunità di minoranze linguistiche;
Amministrazione comunale di Fenestrelle