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Les tambourins provençaux

FRANÇOIS DUJARDIN:
fifre, galoubet, tambourin, organetto
SILVANO RODI: organo, percussioni
Organo Gioacchino Concone
Bussoleno, Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta

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Nessun altro strumento potrebbe rappresentare meglio del galoubet – tambourin lo spirito musicale della Provenza, anche se il “doppio strumento” non può essere considerato il simbolo di una tradizione tipicamente locale. Se capita di assistere ad una delle numerose feste che si svolgono persino nei paesi più piccoli della Provenza, ci si farà coinvolgere dal ritmo danzante delle melodie tradizionali dei “Tambourinaires “, vestiti con splendidi e colorati abiti popolari. Nel XVI° secolo il binomio flauto – tamburo rappresenta nella società dell’epoca lo strumento principe per la danza di corte e popolare; utilizzato nei balli, considerati come luoghi di perdizione, viene di conseguenza associato al male e all’inferno.

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Numerose sono in tal senso le testimonianze iconografiche che ci sono rimaste: nello splendido affresco di autore anonimo provenzale sito nella cappella San Sebastiano a Roubion, dipartimento delle Alpi Marittime, si nota un diavolo intento a suonare il flauto a tre fori accompagnandosi con il tamburo. Nell’abside della Collegiata di Clans, nell’antica Contea di Nizza, un “tambourinaire” dall’aspetto diabolico è dipinto in una scena di caccia. Non mancano comunque rappresentazioni pittoriche in cui galoubet e tambourin hanno una connotazione decisamente più celestiale: al museo San Marco di Firenze si conserva una preziosa pala di fra Angelico dove un angelo musicante suona il flauto diritto a tre fori accompagnandosi con il tamburino. Analoga rappresentazione è visibile nell’Incoronazione della Vergine, opera del Ghirlandaio, datata 1504 e conservata nel museo del Petit-Palais di Avignone. Nella Cattedrale Saint Michel di Sospel, nelle Alpi Marittime è conservata la pala dell’Immacolata Concezione del celebre pittore Francesco Brea (intorno al 1530) dove è possibile ammirare, tra i vari angeli musicanti che circondano la Vergine, quello che suona un flauto a tre fori e il tamburino. Questa ricca e variopinta iconografia ci testimonia che lo strumento poteva essere utilizzato indifferentemente sia per la musica profana che per quella sacra. Le cerimonie religiose a cui partecipano i Tambourinaires costituiscono una sorta di intermediazione tra quelle di tipo famigliare per salutare una nuova unione matrimoniale, ad esempio, e quelle comunitarie che coinvolgono l’intero villaggio intento a celebrare un importante avvenimento. Il reverendo François Marchetti, nella sua opera “ explication des usages et Coutumes des Marseillais” pubblicata nel 1683, precisa che durante la processione de la “ Fête-Dieu” i fifres e i tambourins servivano a risvegliare la devozione del popolo. Il più antico documento che disponiamo su “ Les jeux de la Fête-Dieu d’Aix-en-Provence” è una tela di un pittore anonimo conservata al museo di Vieil-Aix, dove è possibile ammirare il cortege dei tambourinaires che prendono parte alla processione. Ad Arles, il galoubet – tambourin partecipa alla messa natalizia di mezzanotte attraverso l’esecuzione delle celebri arie provenzali durante la processione dell’offerta dei doni. François Vidal nel suo volumetto “ Lou Tambourin, istori de l’estrumen prouvençau”, pubblicato a Aix-en-Provence nel 1864, riporta come il tema de La Bello-Estello, comunemente conosciuto come Marcho dei Rèi, aria poi ripresa da Bizet ne l’Arlesienne, fosse eseguito dai Tambourinaires con accompagnamento d’organo nella Cattedrale di Aix-en-Provence il 6 gennaio, festa dell’Epifania. Nell’antica Contea di Nizza era consuetudine utilizzare insieme al tamburo un flauto traverso di varie misure dal nome fifre; ovviamente, avendo bisogno delle due mani per suonarlo, l’esecutore non poteva accompagnarsi al tamburo e pertanto la parte ritmica veniva affidata ad altri esecutori. Anch’esso largamente impiegato per occasioni profane come la Passa cariera dove fifre et tambour eseguivano farandole e brandi attraversando il villaggio, oppure la Stacada, ricostruzione storica di Breil sur Roya che rievoca la rivolta contro il principe del villaggio e il diritto di passare la prima notte con la sposa di turno (jus primae noctis), oppure ancora durante il periodo del carnevale di cui assai celebre è il tema Adiéu, paure carnavas. Non mancano comunque le cerimonie religiose dove fifre e tambour intervengono in circostanze precise come il giorno della festa patronale, l’Assunzione, Natale. I tamburinaires nizzardi si esibivano suonando all’inizio e alla fine delle celebrazioni liturgiche, durante le processioni, all’elevazione (in alcuni casi particolari che vedremo meglio successivamente), all’offertorio. L’ouferta dòu festin, aria eseguita solitamente il giorno della festa patronale del villaggio è un tipico esempio di commistione tra costume e fede popolare: nel corso della messa, al momento dell’offertorio, i fifres, accompagnati dai tamburi entravano in chiesa e procedendo sino all’altare eseguivano “ l’aria dell’offerta ”. Durante l’esecuzione musicale si procedeva con l’offerta di un gallo, (oppure un piccione o un coniglio), i fedeli, divisi in uomini e donne, veneravano le reliquie del santo patrono; quando era il turno degli uomini i tambourinaires eseguivano l’offerta con il “ tema degli uomini” e viceversa, quando era il turno delle donne, allora si suonava il “ tema delle donne “. E l’organo ? Quale era la funzione dell’organo durante queste manifestazioni di fede popolare? Allo stato attuale delle conoscenze non esiste un repertorio scritto per galoubet – tambourin ed organo anche se sappiamo che nel XVIII secolo Antoine Colesse, un non meglio specificato organista di Marsiglia, è autore di numerosi brani per galoubet, tambourin e probabilmente con accompagnamento d’organo. Nel XIX secolo viene fondata a Aix-en-Provence l’Acadèmi dou Tambourin per la valorizzazione del patrimonio musicale tradizionale; di quest’ Accademia fanno parte, tra le altre persone notabili, Poncet e il canonico Charbonnier, rispettivamente maestro di cappella e organista titolare della Cattedrale di Aix, autore quest’ultimo di 75 Noëls de Saboly arrangés pour l’orgue. Fanno parte della raccolta anche 3 Aubades avec tambourin, dove l’organo ha una funzione di accompagnamento e dialogo con il galoubet – tambourin. Ancora , in Provenza è solito accompagnare con l’organo l’ensemble dei tamburinaires come testimonia la cerimonia del 13 gennaio 1929 alla parrocchia del Sacro Cuore di Marsiglia: la Marche des Rois, suite di Noels, è stata eseguita dall’ensemble dei Tamburinaires de Santo Estello e accompagnamento d’organo con un effetto sonoro di grande suggestione. Non ci sarebbe da stupirsi se, attraverso un’approfondita ricerca, venissero alla luce composizioni dove l’organo ha un ruolo importante accanto ai tambourinaires provenzali.

 

 

Note al programma

Bussoleno, chiesa parrocchiale S. Maria Assunta; dal fondo della navata, dietro l’altare maggiore, avvolto dalla penombra della sera, François intona al galoubet il tema della “ Belle doette ”, un’antica aria provenzale del XIII secolo. Come un canto che si risveglia dal lungo percorso del tempo, piano piano avvolge e risuona nell’ampio spazio della navata. Il tambourinaire lentamente si avvicina all’ascoltatore come solito fare nel peregrinare tra gli antichi viottoli dei borghi provenzali e il ritmo diventa più incalzante e presente, pur conservando quella nota di arcaica bellezza del canto di Provenza. Al cospetto dell’ascoltatore, l’aria de la Fête-Dieu, come era solito eseguire durante i festeggiamenti religiosi del Corpus Domini a Aix-en-Provence, illustra con enfasi la gioia popolana al cospetto del Salvatore. Al suono del galoubet e al ritmo avvolgente del tambourin, l’organo Concone, da tempo adagiato sull’elegante tribuna della chiesa, risponde con una serie di danze rinascimentali del XVI secolo facenti parte di una raccolta di composizioni per tastiera scritte da autori francesi, tedeschi ed inglesi. Sebbene la Francia non possegga alcuna opera a stampa di musica da tasto anteriore al 1531 è grazie all’intraprendenza dell’editore parigino Pierre Attaingnant (proprio in quell’anno dà alle stampe ben sette volumi intavolati di composizioni per tastiera) che la ricca produzione di musica organistica in territorio francese conosce un’ampia diffusione. La Courante du Roy di Bernhard Schmid “le vieux ” (1535 - 1592), organista di Strasburgo, appartiene ad una raccolta di composizioni per organo e cembalo in cui molte danze, anche di origine italiana, si alternano ad armonizzazioni di corali luterani. I due brani di Jacob Paix (1556 - dopo il 1623), appartengono alla raccolta “ orgeltabulaturbuch “ edita nel 1583 e costituiscono un elemento fortemente rappresentativo dell’ampio e vario repertorio profano dell’epoca. In particolare, il brano Schiarazula Marazula (Schiaràzzola Maràzzola) proviene dal repertorio di una setta eterodossa dai forti tratti giudeo-cristiana, i Benandanti: come dice il termine, andavano ai loro notturni rituali armati di "sciarazz" e "marazz", cioè di canna e finocchio. Hans Newsiedler (1508 – 1563) liutista e compositore di Bratislava si stabilì nel 1530 a Norimberga dove diede alle stampe numerose raccolte di composizioni per liuto che rappresentano la fonte più ricca di musica per liuto in Germania. Il brano Ein gut Welish tentzlein è tratto dalla raccolta di danze gallesi e francesi del 1544. Alla gioiose danze rinascimentali dell’organo accompagnato dalle ritmiche delle percussioni si succedono quelle del compositore Severan, dove il galoubet torna ad essere il protagonista. In provenza, l’influenza della musica strumentale parigina colta è piuttosto evidente nel repertorio precedente la Rivoluzione. Autori come Arnaud padre e figlio e in particolare il pressoché sconosciuto Séveran compongono in stile musicale colto. Le forme musicali quali menuets, tournèes, sérénades, aubades, marches, destinate senza alcun dubbio all’esecuzione durante le feste pubbliche, adottano la forma ed il linguaggio proprio della musica più raffinata. L’influenza dello stile italiano, la buona conoscenza dell’arte della composizione e l’uso di generi nobili come la ciaccona, l’ouverture e la giga sono gli elementi che caratterizzano lo stile di Séveran. La suite in mi minore qui proposta è costituita da una serie di brani tratti dalle raccolte manoscritte di Jean-Raymond Cavailler del 1771, adattate ed armonizzate all’organo dallo scrivente; la suite in mi di Séveran non ha nulla da invidiare ad altre composizioni più note di autori del periodo barocco francese. Dalla Provenza in Italia il passo è breve: Antoine Gardane, editore e compositore francese (1509 – 1569) si trasferisce a Venezia intorno al 1538 dove dà alle stampe la raccolta “ Intabolatura nova di varie sorte de balli da sonare” (Venezia, Libro primo, 1551), una serie di composizioni di “diversi eccellentissimi autori” chiaramente ancora ispirate alla danza. Una delle figure più rappresentative della Provenza e in particolare dei Noëls, composizioni ispirate alla natività del Signore, è il poeta e compositore francese Nicolas Saboly. Nato nel 1614 a Monteux, nel Dipartimento de la Vaucluse, primo dei 4 figli di Felisa Meilheuret e Jean Saboly, dopo aver preso i voti, nel 1639 diventa organista e maestro di cappella della Cattedrale di Carpentras terminando la sua esistenza nel 1675 ad Avignone, dopo essere stato per alcuni anni maestro di cappella alla chiesa di Saint-Pierre. La sua fama la si deve, oltre alla composizione di alcune Messe, soprattutto ai numerosi Noëls, celebri canti di Natale sui quali moltissimi organisti francesi comporranno delle splendide variazioni per organo. Tra i più conosciuti «  Nouvé » di Saboly lo scrivente ha scelto di armonizzare e di comporre alcune variazioni sul tema « Canten Nouvé », alternando 3 versetti in dialogo per organo e galoubet. Il Noel « Gai roussignou sauvagi » è strutturato su un’ improvvisazione tra il flauto in ottava dell’organo, il galoubet e gli usignoli, in un concerto campestre annunciante ai pastori la lieta novella della nascita di Gesù. Infine  il Noël «  La cambo me fai mau »,  il cui testo è stato composto da Saboly su un’aria popolare intitolata «  Tonlerontonton » , è fondato sulla tonalità minore il cui ritornello comincia su una quarta ascendente per poi modulare al relativo maggiore ripetendo lo schema sempre più veloce, in un ritmo turbinoso che avvolge l’ascoltatore. Fortemente ispirato alla tradizione popolare e ai Noëls è Michel Corrette (1707 - 1795) il quale, dopo aver studiato con il padre Gaspard, si trasferisce a Parigi dove compone nello stile piacevole, pittoresco e di facile ascolto così tanto richiesto nei «  Concerts Spirituels » che sempre più estendono il proprio interesse all’esecuzione della musica profana. Non a caso Corrette compone numerose sonate e concerti per viella, musetta ed altri strumenti similari considerati al tempo «  instrument du terroir », pastorali, vaudevilles per le fiere parigine e anche qualche brano rivoluzionario verso la fine della sua vita, tra cui la celebre «  Marseillaise » con l’aria « ça ira ». i Pieces complementaires pour orgue fanno parte del premier Livre de clavecin di cui Corrette stesso ci informa che possono essere eseguiti anche all’organo; i riferimenti alla tradizione della musica popolare non mancano, specialmente nel brano feste sauvage e nel rondeau scritti in forma di Tambourin nella cui interpretazione all’organo ci si è avvalso anche dell’uso del tamburo. Il Noël provençal , che fa parte della raccolta «  Nouveau Livre de Noëls » composta nel 1753, è un brano decisamente ispirato alla tradizione dei tambourins provenzali e ben si adatta all’esecuzione in forma di diaologo tra organo e galoubet. Nell’antica contea di Nizza la tradizione musicale vuole che sia il fifre lo strumento principe per la musica popolare accompagnato dal ritmo del tamburo ; in questo caso, il musicista, dovendo utilizzare entrambe le mani per suonare il flauto traverso (di canna o anche in metallo) non può quindi accompagnarsi al tambourin ma necessita di un altro esecutore. Nella Suite du Comté de Nice si è voluto riproporre un’ ipotetico intervento musicale di una delle tante feste religiose che avvengono nei borghi delle vallate. La pièce d’orgue è un brano tratto dal manoscritto d’Entrevaux, grazioso borgo fortificato sito sul confine tra i dipartimenti delle Alpi Marittime e della Haute-Provence, che ben si adatta all’organo di stile provenzale, avendo alcune caratteristiche costruttive molto simili ai nostri organi settecenteschi. In questo caso, lo splendido e cristallino ripieno dell’organo Concone illustra egregiamente il « Plein jeu » dell’organo francese, certamente adatto ad iniziare maestosamente una cerimonia religiosa. L’ouferta  dòu festins è un tipico brano tradizionale che veniva eseguito in chiesa al momento dell’offerta dei doni (offertorio) nel corso della festa del santo protettore del villaggio. Il brano scelto e opportunamente adattato all’organo è tratto dalla tradizione della valle de la Vesubie ed eseguito nella chiesa di Lantosque per la festa patronale di Sant’Anna. La Diane des soldats de Napoleon è invece una breve melodia per fifre e accompagnamento di tamburo, solitamente eseguita in chiesa durante l’elevazione ; pare che derivi dal tema della levata mattutina eseguita dai fifres e tamburi appartenenti alle batterie militari e successivamente adottata come musica tradizionale in area nizzarda. Le musette I e II per organo, estratte dal manoscritto d’Entrevaux, conservano una caratteristica profana anche se dalla fonte originale risultano espressamente composte per l’esecuzione all’organo. Per queste ragioni, è stata affidata una parte di basso ostinato all’organetto che ben si adatta al carattere del brano. La suite termina con il brano Marcho per lei Proucessien, basato su un’antica marcia eseguita dai tambourinaires durante la processione del santo patrono in occasione dei pellegrinaggi. Per l’esecuzione di questo brano è stato utilizzato un fifre acuto in re con accompagnamento d’organo e timpani. A conclusione di questo viaggio in terra di Provenza non potevano mancare due brani tipicamente legati alla tradizione popolare. L’Adiéu, paure Carnavas conosciuto in tutta l’Occitania anche sotto il nome di aria de la Fougère può essere considerato il canto de profundis dello spirito provenzale : eseguito il primo giorno di quaresima, al momento del rogo del carro di Sua Maestà Re Carnevale, simboleggia mestamente il passaggio dalla gioia, dall’allegria della danza ritmata dai tambourins e dai galoubet al periodo di pentimento. E’ ormai risaputo che la celebre Follia è una danza di origine portoghese in uso fin dal XV secolo. Esportata in Spagna, Francia e Italia si trasforma in danza di società e di corte sul cui tema prestigiosi musicisti costruiscono apprezzate variazioni ; basti citare ad esempio quelle per violino di Corelli. Forse non tutti sanno invece che il celebre tema Lei foulié espagnolo o meglio conosciuto come Danse du Turc venne ampiamente eseguito in territorio provenzale fin dai tempi remoti, in particolare nell’area intorno allo stagno di Berre, nei pressi di Marsiglia, quale elemento di rappresentazione in pantomina della storia di due giovani saraceni. Nel mezzo di un cerchio composto da vivaci danzatori armati di sciabole, il protagonista spagnolo mima una dichiarazione d’ amore che la sua amata rifiuta con fermezza. Cieco dal rifiuto dell’amata compie una « follia » pugnalandola. La donna cade a terra morente ma la danza, che continua incalzante, la riporta in vita, piena d’amore per il suo pretendente. Facendo uso della tecnica improvvisativa su tema, e secondo consuetudine tramandata nel tempo, proponiamo alcune variazioni che ben si addicono al suono del galoubet, accompagnato dal basso continuo dell’organo e dal ritmo tipico del tambourin. E’ notte inoltrata, nella navata della chiesa di Bussoleno risuonano le ultime note della Follia ; l’organo torna a riposare dopo una giornata intensa e il bravo tambourinaire lentamente riprende il suo cammino di ritorno, come solito fare nel peregrinare tra i villaggi della sua amata Provenza.

Silvano Rodi.




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